Sabato 25 Maggio 2013

sv



 home » Editoriali » ControCanto
::Gli Editoriali di SottoVoce::
  Torna alla lista degli argomenti
Il Presidente è solo
di: E. Margelli - intervento del: 10.02.2011
stampa pagina
 
Il Presidente è solo, nella sua villa, accerchiato dai suoi persecutori. Uno spaccato di vita quotidiana dell'uomo più potente d'Italia.

Il Presidente è solo.

di Ezio Margelli


Camminava nervosamente intorno al tavolo ovale nel suo palazzo, nella brughiera brianzola quando udì bussare insistentemente alla porta. “Avanti” disse, con un filo di voce. Era il suo maggiordomo, un simpatico picciotto siciliano che gli avevano gentilmente raccomandato alcuni amici di Palermo: “Ne abbiamo trovato un altro, Presidente cosa dobbiamo fare? Questo si era acquattato dietro a un cespuglio nel parco. Dopo averlo a lungo torturato ha confessato alla security di essere un cancelliere del tribunale di Milano”.  Non ne poteva proprio più! Continuamente spiato in casa sua!  I telefoni erano controllati da tempo e ormai col suo I-phone poteva solo giocarci a tetris. Fortunatamente un suo amico russo, con una certa esperienza di spionaggio, lo aveva omaggiato di una squadriglia di piccioni ex-sovietici anti-intercettazione e almeno con quelli riusciva ancora ad eludere la stretta sorveglianza delle odiate toghe rosse. Ma l’ultima volta uno dei piccioni ex-sovietici non aveva resistito e aveva rilasciato i suoi escrementi proprio sulla testa di Lele Mora, che si era anche un po’ arrabbiato. Si sentiva ormai assediato. Chiamò il responsabile del controllo sulle mura esterne: “Portami una pizza!” – era il codice segreto che avevano concordato insieme ai suoi avvocati, per evitare altre intercettazioni. “Margherita o Quattro Stagioni?” rispose la guardia. “Quattro stagioni, imbecille! Quante volte ti ho detto di non fare nomi femminili quando parli con me!” Ormai non poteva più fidarsi nemmeno delle sue guardie personali. Addestrate nei campi paramilitari dei “Paladini della Libertà” , dopo un accurato lavaggio del cervello a dosi massicce di Grande Fratello, solo i più fidati avevano l’onore di essere prescelti a guardia delle residenze del Presidente. Ma circolava voce ormai che qualcuno di loro fosse in qualche modo compromesso con la magistratura. Non era più vita quella! Il palazzo era triste e non si udivano più gli allegri schiamazzi nei bagni delle giovani fanciulle come ai bei tempi. Anche il suo cane, Emilio, così lo aveva chiamato perché aveva la lingua più lunga di un suo amico, non scodinzolava nemmeno più. Bisognava fare qualcosa per rompere l’assedio. Ma cosa? Già la settimana prima solo l’intervento di un solerte paladino della libertà lo aveva salvato dalla catastrofe. In mattinata infatti davanti ai cancelli della villa avevano trovato un grande cammello di legno con un cartello che invitava le guardie a farlo entrare perché gentile dono del suo amico libico. Stavano già per aprire i cancelli quando il paladino della libertà, insospettitosi per la presenza di alcuni capelli rossi sul cammello, e avendo escluso, dopo una serie di telefonate, che a cavalcarlo fosse stata proprio la ministra del turismo, aveva capito che si trattava in realtà di un trabocchetto architettato dall’odiata procuratrice del tribunale. Il cammello era infatti zeppo di finanzieri pronti a perquisire tutta la villa. Ora il solerte paladino era stato promosso alla direzione di “Rai libertà” un nuovo canale disponibile sul digitale terrestre, dove venivano trasmessi solo edificanti documentari sulla vita e le imprese del Presidente.
Si affacciò quindi alla soglia della stanza il suo parrucchiere personale: “Li facciamo ricci oggi?”  esordì con una battuta alquanto infelice. “Un’altra battuta così e ti spedisco a Tripoli a pettinare i dromedari!” ringhiò furente il Presidente licenziando l’umile servitore, simpaticamente raccomandatogli da alcuni suoi amici di Napoli. Quanta malinconia! Il Presidente sprofondò in una poltrona di pelle di operaio polacco, gentile dono delle Ancelle della libertà della Confindustria e si assopì. Si svegliò poco dopo di soprassalto, ancora torturato dall’incubo. Aveva sognato di essere in televisione, intervistato contemporaneamente da Santoro, Gad Lerner e Floris, senza nemmeno Feltri a difenderlo. Doveva rilassarsi! Chiamò la segretaria: “Fammi preparare la piscina che voglio farmi un bel bagno”. “Ma Presidente, non si può, la piscina è occupata dal gruppo di seminaristi che ci ha inviato il vescovo per i canti gregoriani previsti questa sera”. Accidenti, pure i seminaristi, se li era scordati. Però in qualche modo doveva tenere tranquille le gerarchie vaticane che iniziavano un po’ a innervosirsi. Ci fosse stata almeno Nicole, oppure il suo ragioniere. Niente, le giornate trascorrevano così, nella noia più totale. Si sentiva solo, abbandonato da tutti. Come avrebbe occupato gli ottanta anni che ancora gli rimanevano da vivere?  Sentì di nuovo bussare alla porta. Era il capo delle guardie delle mura esterne. “Ecco la sua pizza quattro stagioni  Presidente”.
Mestamente si mise a mangiare mentre dalla finestra osservava il popolo viola ondeggiare.