Mercoledì 19 Giugno 2013

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Joseph Lamont Abbitt
di: R. Bendinelli - intervento del: 16.07.2010
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joseph abbittJoseph Lamont Abbitt è stato liberato il 2 settembre del 2009 a Winston-Salem (North Carolina, USA), dopo 14 anni trascorsi in prigione per due stupri che non aveva commesso.

Il 2 maggio 1991, di mattina presto, due sorelle una di 13 anni e l'altra di 16 si stavano preparando per andare a scuola quando qualcuno si è introdotto nella loro casa passando attraverso una finestra della cucina. L'intruso, minacciandole con un coltello, le ha legate mani e piedi e le ha violentate; anziché fuggire via subito dopo come ci si sarebbe potuti aspettare, si è trattenuto sul posto per oltre un'ora.

Pur risultando improbabile – studiate le modalità di svolgimento della vicenda – che le ragazze potessero aver visto bene in volto l'assalitore, non solo hanno fatto un'identificazione ma i detectives l'hanno considerata attendibile. Ad aggredirle sarebbe stato un certo Joseph Abbitt, che viveva nelle vicinanze ed aveva già visitato l'abitazione; ciò è bastato per creare nella polizia il convincimento che fosse lui il vero colpevole.

La scientifica ha usato il kit da stupro (un kit contenente buste per la raccolta di campioni di peli, sperma e sangue dal corpo delle vittime) e analizzato del materiale prelevato dalla scena, tra cui abiti e lenzuola. Il test del DNA eseguito su un pezzo di vestito escludeva il coinvolgimento di Abbitt, ma – per giustificare quell'incongruenza – si è detto che l'oggetto analizzato non avesse un collegamento diretto col crimine. Gli altri esami del DNA svolti si sono rivelati inconcludenti.

Il processo è avvenuto nel giugno del 1995 ed è sfociato nella condanna dell'imputato a scontare due ergastoli consecutivi di 110 anni totali per i seguenti capi d'accusa: stupro, furto con scasso e sequestro di persona. La sentenza aveva quale unico fondamento la testimonianza delle ragazze, che in giudizio hanno ribadito la versione dei fatti data in origine.

Abbitt non ha mai smesso di dichiararsi innocente, lottando con ogni mezzo possibile per riottenere la libertà. Ha appellato la sentenza ma invano, è stata riconfermata nel maggio del 1996. Nel 2005 si è rivolto ad un centro specializzato in casi come il suo – The North Carolina Center on Actual Innocence –, il quale ha accettato l'incarico impegnandosi nella ricerca di elementi che potessero scagionarlo. Al tempo di emissione della condanna la legge non obbligava la polizia a conservare le prove dopo la conclusione dei vari processi, gran parte di esse infatti non esisteva più; grazie a Dio tra le poche sopravvissute nel dipartimento di polizia di Winston-Salem vi era il kit da stupro. Il nuovo esame del DNA condotto sui tamponi vaginali ha dimostrato la non colpevolezza dell'imputato, e di conseguenza l'esistenza di un delinquente che tutt'oggi si compiace della dabbenaggine delle autorità: non sono ancora riuscite a prenderlo.

Roberta Bendinelli