Egregio Direttore,
L’Associazione Italiana Dislessia (www.dislessia.it) , che conta circa 4000 soci (operatori sanitari, insegnanti, genitori di ragazzi e adulti dislessici) e rappresenta oltre un milione (stimato) di dislessici italiani, esprime il proprio disappunto per lo spazio fornito alla prof. Pellegrino, che esprime posizioni pericolose ed arretrate su un problema così diffuso e misconosciuto nel nostro paese. Il disegno di legge sulla dislessia, contrariamente a quanto affermato nell’articolo, intende distinguere il problema dislessia dall’area dell’handicap, come espresso chiaramente nel testo del progetto. Il diritto ad una diagnosi non significa “trasformare le scuole in anticamera del reparto di neuropsichiatria” ma è il presupposto per un riconoscimento del problema e una sua gestione adeguata proprio nell’ambito della scuola. Purtroppo la prof.ssa Pellegrino manifesta in modo ingenuo e disarmante opinioni prive di qualsiasi base scientifica riguardo ai disturbi di apprendimento. La dislessia viene negata, ci sarebbero solo bambini che fanno errori , presumibilmente perché non si impegnano. I disturbi specifici di apprendimento sono liquidati e stigmatizzati come se fossero una mania di neuropsichiatri vogliosi di medicalizzare tutto il possibile. Il DSM IV, la più autorevole fonte di riferimento per le definizioni scientifiche dei disturbi mentali, viene ugualmente liquidato come qualcosa di superato da cui si riesumano delle entità fantomatiche . L’idea che ciò nasconda “operazioni di marketing” è perfino ridicola dato che per la dislessia notoriamente non esiste alcuna possibilità di trattamento con farmaci. La base neurobiologica e spesso genetica della dislessia viene sbrigativamente eliminata poiché “TAC e Risonanza magnetica non hanno evidenziato differenze tra il cervello dislessico e quello normale”, argomentazione non rilevante dato che le alterazioni sono a livello submicroscopico e pertanto non visibili con tali esami. Notizie divulgative di terza mano (per es. la ricerca secondo cui i bambini che nascono in inverno sarebbero più intelligenti),vengono aggiunte al calderone per concludere che le scienze psicologiche e neurologiche non hanno alcuna affidabilità . In pratica un ritorno alla cultura antiscientifica ancora imperante in parte della scuola italiana.. Senza analizzare nel dettaglio, basti dire che queste posizioni, conseguenti alla mancanza di formazione degli insegnanti sul tema dislessia, ha determinato per migliaia di bambini un percorso scolastico di sofferenze e di incomprensioni che spesso si conclude con l’abbandono. Bambini intelligenti e creativi che hanno grandi potenzialità purché siano compresi nella loro specifica difficoltà. Solo da pochi anni, soprattutto per azione della nostra Associazione, e con la collaborazione del MIUR, è iniziato un movimento di sensibilizzazione e di aggiornamento. Pensare che dislessia e disturbi di apprendimento non esistano e tuttalpiù siano dovuti a carenze della didattica è un illusione che , davanti alla persistenza del problema, finisce con il colpevolizzare il ragazzo dislessico. La didattica è importantissima e gli insegnanti devono aggiornarsi per poter affrontare il problema dislessia con metodologie didattiche adeguate, ma devono superare l’illusione di onnipotenza : la dislessia è un problema costituzionale è non può scomparire così facilmente. La missione degli insegnanti dovrebbe essere quella di accogliere e fare proprie le conoscenze scientifiche più recenti su questo tema per poter agire in maniera consapevole e mirata nella loro importantissima funzione di favorire l’apprendimento con metodi adeguati e personalizzati a seconda delle caratteristiche individuali degli allievi. Purtroppo c’è ancora molta strada da percorre per rendere la scuola italiana più adatta ad affrontare le difficoltà di apprendimento, ma per fortuna molti insegnanti non la pensano più come la professoressa Pellegrino.
La ringrazio per l’attenzione
Dr. Enrico Ghidoni Past-President Associazione Italiana Dislessia |