Crocifisso obbligatorio". Dopo Cassano, Gallarate. Il prevosto: Un bene prezioso da non imporre
di: Red Sv - intervento del: 04.11.2009
Il crocifisso è per noi credenti un bene troppo prezioso per sciuparlo, per ostentarlo impunemente o per imporlo "per legge".
"Crocifisso obbligatorio". Dopo Cassano, Gallarate.
Il prevosto: Un bene prezioso da non imporre
Non c’è dubbio che in casa o in oratorio cerco di mettere in luoghi visibili il crocifisso e che mi piacerebbe vederlo anche nei posti in cui si svolgono momenti significativi della vita delle persone. È però importante vincere la superficialità ed interrogarci seriamente su cosa significa tutto questo, soprattutto per evitare rischiose strumentalizzazioni. Ci sono alcune riflessioni che mi sentirei di fare, specialmente a proposito dei proclami e delle delibere che alcuni stanno promuovendo su questo argomento.
Da credente, ritengo che il crocifisso sia innanzitutto un segno di unità e di riconciliazione. Ci ricorda San Paolo: “Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due (ebrei e pagani) un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia”. (Ef. 2, 14 - 16). Lo tradisce e lo rinnega chi lo assume a simbolo di contrapposizione e di divisione: Gesù non è contro nessuno e non può essere strumentalizzato per far valere dei diritti.
Ancora, se effettivamente, come si afferma, il crocifisso va esposto in quanto segno della nostra civiltà, che affonda le sue radici nel cristianesimo, credo che siano altri e più significativi i modi per sottolineare la nostra origine, proprio a partire dalla croce. I segni andrebbero cercati nel tentativo di costruire una società che si ispira a ciò che il crocifisso ci insegna. È possibile esigere di “esporre” Colui che ha perdonato chi lo uccideva e allontanare sdegnati le richieste del Papa di provvedimenti di clemenza verso i carcerati? O ignorare, di fronte a Colui che ha dato la vita per tutti, i bisogni di chi è costretto a migrare, realizzando o auspicando provvedimenti restrittivi verso gli immigrati e considerandoli più “forza lavoro” che persone?
E ancora, di fronte a Colui che muore vittima innocente senza farsi difendere dalle “legioni di angeli”, invocare le armi e la guerra per la “difesa” della civiltà e del benessere occidentale? Queste scelte da cristiani sono i crocifissi da esporre! Il crocifisso è per noi credenti un bene troppo prezioso per sciuparlo, per ostentarlo impunemente o per imporlo “per legge”.
Anche perché è Lui che ci protegge e non noi che dobbiamo difenderlo!
don Franco Carnevali
Da "Luce", settimanale cattolico del Varesotto - 8/12/2002